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Very Sad News…
[da: yavin4]
E’ giunta nella notte la triste notizia che Arthur C. Clarke è morto nella sua abitazione nello Sri Lanka all’età di novant’anni. Nato in Inghilterra nel 1917, Clarke è conosciuto al grande pubblico per il suo lavoro con Stanley Kubrick su 2001:Odissea nello spazio.
Con più di 100 libri al suo attivo è considerato uno dei più importanti autori del ‘900 e con le sue opere di narrativa e non, è stato il precursore di tante idee che hanno influenzato l’evoluzione della nostra società. Pluripremiato ai premi Nebula e Hugo, Clarke si è guadagnato il rispetto anche del mondo scientifico tanto che un asteroide ed un dinosauro portano il suo nome.
Vogliamo unirci al ricordo e al cordoglio dei fan del Fantastico e della Fantascienza di tutto il mondo salutandolo con le parole che lui stesso aveva indicato per il suo epitaffio (‘Non è mai diventato adulto; ma non ha mai smesso di crescere.‘):
Non si è ancora vista in Italia, ma negli USA circola già da oltre un anno la versione rivista e corretta della serie Classica di Star Trek.
Si tratta di una revisione e rimasterizzazione degli episodi della serie originale, andata in onda negli anni sessanta, nella quale, oltre a una pulizia del colore e delle immagini, sono state rifatte in computergrafica buona parte delle scene di effetti speciali. Ai modellini di astronavi, quindi, sono stati sostituiti modelli tridimensionali molto più vicini al gusto degli spettatori moderni.
Non è facilissimo, vedendo uno di questi episodi, rendersi conto di cosa c’è di nuovo; soprattutto se non abbiamo visto la versione originale di recente. Le integrazioni infatti sono fatte piuttosto bene e non stonano rispetto al resto delle riprese.
Su YouTube è arrivato un filmato — almeno finché la CBS non lo farà rimuovere — che fa un confronto tra le scene originali e quelle nuove. Una visione interessante che può essere anche usata come gioco, guardandola in compagnia, facendo a gara a chi riconosce più episodi.
[Fonte: Fantascienza.com]
“Teletrasporto. Il salto impossibile”
David Darling
Bollati Boringhieri, Torino, 2008
pp. 232
Euro 25,00
La scelta di partire da Star Trek può essere considerata quasi obbligata per un libro divulgativo che affronta il difficile tema del teletrasporto. Tutti più o meno hanno in mente la scena della fortunata serie di fantascienza in cui il capitano Kirk e compagni si infilano in una specie di cabina-doccia ipertecnologica che scompone il loro corpo e la loro mente per ricostruirli istantaneamente in un luogo remoto. Si tratta a tutti gli effetti di un espediente narrativo che realizza l’aspirazione di rendere i viaggi sempre più veloci: portando questo concetto fino al limite si arriva appunto al trasporto istantaneo. Considerato dal punto di vista scientifico, il teletrasporto cinematografico potrebbe far sorridere, visto che un simile viaggio, già difficilmente concepibile per una particella elementare, lo diventa ancora di più per un corpo esteso, per non parlare di un essere vivente.
Eppure negli ultimi anni il termine inglese teleporting, che indica appunto il teletrasporto, è apparso in molti articoli di fisica quantistica. E alcuni ricercatori, tra i quali Anton Zeilinger a Vienna e Francesco De Martini a Roma, hanno annunciato la riuscita di esperimenti in grado di trasmettere in modo istantaneo tra due punti distanti lo stato quantistico di un atomo, lo spin. Non è certo come teletrasportare materia o energia, tuttavia si tratta di un risultato che ha fatto saltare sulla sedia un buon numero di fisici. Alla base di tutto c’è il fenomeno dell’entanglement (in italiano “groviglio”): una correlazione tra i rispettivi stati quantici di due atomi. Se essi si trovano inizialmente vicini e vengono opportunamente preparati, si stabilisce un entanglement che si mantiene anche a distanza. Inizialmente lo spin di entrambi è indefinito, ma se lo si misura per uno dei due atomi anche lo spin dell’altro «precipita» istantaneamente, assumendo un valore definito.
Quali prospettive apre un simile risultato? Del teletrasporto alla Star Trek nessuno parla. Le prospettive sono infatti in tutt’altro contesto, ovvero nell’informatica: la possibilità di commutare un simile sistema fisico tra due stati è come avere alla portata un bit di dimensioni nanoscopiche, che potrebbe aprire la strada a incredibili applicazioni in computer science. Anzi, l’esistenza di stati intermedi tra «0» e «1» porta al concetto di qubit con infinite combinazioni, in grado di determinare, in linea di principio, un aumento esponenziale della potenza di calcolo.
Questo, a volo d’uccello, il passato e il futuro della scienza dell’entanglement, che Darling ripercorre in questo libro con un’efficacia notevole, che deriva da una solida conoscenza degli argomenti trattati e dal dono di una grande chiarezza espositiva. La ricostruzione a posteriori della vicenda, tuttavia, ha un grosso limite, lo stesso che si ritrova per esempio nei manuali universitari: il lettore viene accompagnato lungo il filo logico del dipanarsi delle teorie come se fosse del tutto naturale che tutto sia andato così com’è andato.Eppure l’esistenza di un legame microscopico a distanza quale è l’entanglement ha generato una serie di discussioni e di scritti difficilmente eguagliata – per quantità e talvolta per asprezza -nella storia della fisica del secolo passato, dal momento che mette in discussione alcuni concetti fondamentali non solo della fisica ma anche del pensiero umano. Albert Einstein, primo fra tutti, non era disposto a concedere che esistessero eventi in grado di influenzarsi a distanze arbitrariamente grandi, ed elaborò al riguardo il famoso «paradosso EPR», poi ripreso da David Bohm e discusso da John Stuart Bell con la disuguaglianza che porta il suo nome.
Posizioni eretiche, idee geniali e intuizioni folgoranti: comprenderle dà un po’ la sensazione di essere giunti al cuore della meccanica quantistica. Ma Darling taglia corto: «Bell non faceva mistero di quello che la sua analisi rivelava: le idee di Einstein sulla località e il determinismo erano incompatibili con le previsioni della meccanica quantistica ortodossa». Poche righe, e la sensazione che qualcosa sfugga. Senza accorgersene, ci si trova teletrasportati al capitolo successivo.
[Fonte: StarTrekItalia]







