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Interessante punto dall STIM…. Leggiamo!

Proprio attraverso le pagine della nostra rivista, tempo fa scrissi di quanto fossi rimasto deluso dallo Star Trek che ci veniva propinato negli ultimi anni. Non nutrivo più né passione né curiosità per qualunque nuova idea che venisse partorita dalle menti che, ai tempi, governavano la serie. Quale unica soluzione possibile intravedevo la necessità di un cambio ai vertici.
Meglio tardi che mai, sembra proprio che le preghiere mie e di molti altri fan siano state ascoltate. Come tutti sappiamo, Star Trek è stato sospeso per un po’ di tempo (indeterminato) ed è stata fatta tabula rasa dei vecchi patriarchi. Che fosse ormai troppo tardi o meno è presto per dirlo, ma i risultati, a quanto sembra, non tarderemo a vederli. Che anche per questo sia troppo presto o meno, è ugualmente presto per dirlo…

TrekPoster

Insomma, se ancora non lo sapete, una nuova produzione targata Star Trek è in fase di pre-produzione e l’anno (inteso come annata cinematografica 2007-08) che ci aspetta sarà sicuramente dettato, almeno per noi Trekkers, da rumors, pettegolezzi e anticipazioni ufficiali e non che si susseguiranno incessanti – e hanno già iniziato a farlo – sul nuovo film, l’undicesimo per l’esattezza.
Infatti, a quanto pare, la pausa sembra ora avere un termine previsto. A Natale 2008 sotto l’albero troveremo l’undicesimo film della saga che, e questa volta le premesse sembrano davvero confermarlo, sarà davvero un giro di boa per la serie. 

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Un breve riassunto per chi è a digiuno di novità partendo da quello che si sa per certo: il film si chiamerà semplicemente “Star Trek”, sarà ambientato ai tempi della Serie Classica (o poco prima) e vedrà come protagonisti Kirk e compagni. I suddetti nostri beniamini verranno interpretati però, per ovvi motivi, da nuovi attori. Uno di loro è già stato scelto: si tratta di Zachary Quinto, che avrà il ruolo del giovane Spock; probabilmente anche Nimoy avrà un cameo. Quest’ultimo si è detto fiducioso nei confronti di questo nuovo progetto. Le ultime fonti dicono si sia trovato anche un Checov nell’attore russo Anton Yelchin, ma per Kirk e McCoy i provini sono ancora aperti.
Dietro tutto questo progetto c’è un nome autorevole, forse troppo, della televisione di oggi: J.J. Abrams che, per chi non lo sapesse ha creato Lost, Alias e Felicity, nonché Mission Impossibile III. Insomma, un curriculum non del tutto indifferente e che potrebbe davvero risvegliare l’interesse di noi tutti. 

Da vecchio fan deluso da tutto ciò che veniva creato di nuovo negli ultimi anni, devo dire di essere piuttosto curioso e felice alla prospettiva di rivedere i miei vecchi eroi in azione. Il fatto che gli attori che tale azione interpreteranno non saranno gli stessi non mi crea nessun problema. Ricordo che da piccolo pensavo che il Kirk dei film non fosse neppure lo stesso della Serie Classica, e tutti quei cambi di voce (italiana) non aiutavano di certo. Per quanto stimi e rispetti la vecchia guardia di attori, penso che anche altri possano interpretare magnificamente quei ruoli.
In fondo, 007 ne è una dimostrazione; per quanto Sean Connery resti l’unico e il vero James Bond, ognuno dei suoi successori ha dato qualcosa in più al personaggio, riuscendo a farlo rivivere; e tutt’ora vive con l’ennesimo cambio di guardia.
Quindi anche se Shatner e soci saranno per sempre i volti ufficiali dei nostri beniamini, nulla impedirà alla nostra immaginazione di vederli raffigurati in volti nuovi. Soprattutto se questi volti nuovi sapranno, e per questo occorrono davvero ottimi attori e un ottimo regista, far rivivere i vecchi personaggi mescolandovi qualcosa di personale, senza che ciò però prevalga sull’idea classica del personaggio. Insomma, non si tratterà di re-inventare dei personaggi, ma di aggiungervi qualcosa di nuovo in più, un fronzolo, un dettaglio, per renderli freschi, innovativi ed interessanti.

L’idea poi di rivedere in azione la vecchia Enterprise mi esalta non poco. Anche qui spero di poter rivedere una rivisitazione moderna dei vecchi ambienti: non si vuole quindi una ricostruzione perfetta e antiquata (sarebbe davvero troppo kitsch per farci un film intero). Esiste, per chi lo avesse sul calendario 2007 delle navi stellari di Star Trek, un’ottima ricostruzione in CGI di una possibile Enterprise 1701 in chiave moderna: splendida!
Quindi anche qui non si tratta di stravolgere un concetto originale, ma di aggiungere abbellimenti, fronzoli o decorazioni per renderlo appetibile al giorno di oggi. 

La trama sarà un libro aperto: non so esattamente di cosa parlerà il film, ma di cose da dire e di situazioni rimaste aperte in merito ai nostri eroi della Serie Classica ce ne sono a bizzeffe: dalla capitolazione del capitano Pike alla nascita dell’amicizia tra Kirk e Spock, dal passato oscuro di McCoy e l’amicizia che lo lega a Kirk fino all’inizio della mitica missione quinquennale.
Inoltre ai tempi la galassia era ancora abbastanza grande e sconosciuta da poter infondere quel senso di meraviglia che sia Voyager (in una zona di galassia sconosciuta) che Enterprise (ambientata agli esordi dei viaggi stellari) non hanno saputo cogliere, ripescando di continuo elementi visti e stravisti.

Tutto ciò mi fa ben sperare su questo nuovo progetto legato a Star Trek. Non so se J.J. sia un fan come noi o solo un grande furbo, ma speriamo abbia colto davvero la magia di questa serie. Senza la sua magia, unica nel suo genere, Star Trek è semplicemente uno show come mille altri al giorno d’oggi. Anzi, forse peggio. Solo ritrovando quella fiaccola l’Enterprise potrà riprendere a volare come una fenice.

In caso contrario, sarebbe meglio lasciarla là, alla seconda stella a destra… poi diritto fino al mattino.

gagarin

MILANO (26 settembre) – Il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin potrebbe essere stato il primo astronauta a tornare vivo sulla terra e non il primo uomo a compiere un volo nello spazio. Il suo primato potrebbe essere solo una versione ufficiale che nasconde una verità molto diversa. Proprio mentre si celebrano i cinquant’anni dal lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, il periodico «Focus Storia», nel numero in edicola da giovedì, rilancia una versione già circolata in passato che getta nuova luce sulla storia dell’esplorazione umana nello spazio.

Ad avanzare il sospetto che l’ex-Urss abbia tenuto nascoste alcune tragiche missioni spaziali finite male prima dell’impresa di Gagarin dell’aprile 1961, sono i fratelli Achille e Giambattista Judica Cordiglia, che in quegli anni misero in piedi a Torino una stazione di radio-ascolto spaziale e captarono tutte le trasmissioni radio provenienti dallo spazio, comprese quelle legate alle missioni «non ufficiali», divenendo di fatto, in quegli anni, unica fonte di informazione per i media italiani.

«La prima missione è del 28 novembre 1960», afferma al bimestrale Gruner+Jahr/Mondadori, Giambattista Judica Cordiglia. Il messaggio captato in codice Morse era un appello agghiacciante: «Sos a tutto il mondo» ripetuto in modo ossessivo. «Il segnale proveniva da un punto fisso del cielo e diventava sempre più debole. Alla fine ci convincemmo che una navicella spaziale si stava perdendo nello spazio con il suo occupante».

«Un secondo volo – prosegue Judica Cordiglia – lo rilevammo il 2 febbraio del 1961: nella registrazione si coglie distintamente il rantolo di un cosmonauta morente e il suo battito cardiaco. Due giorni dopo dall’Urss giunse l’annuncio del lancio dello Sputnik 7, un veicolo da 6,5 tonnellate: praticamente le stesse caratteristiche di una navicella Vostok, come quella che userà Gagarin». «Insieme al lancio – dice ancora Cordiglia – Mosca ne comunicò anche la disintegrazione al rientro sulla terra. Nessun cenno al destino del cosmonauta che avevamo captato, ma Achille Mario Dogliotti, uno dei maggiori cardiochirurghi italiani, studiò le nostre registrazioni e confermò che si trattava di un battito cardiaco umano».

In quegli anni il regime sovietico manteneva uno uno stretto riserbo le missioni spaziali, ma neppure successivamente, in tempi di glasnost, è emerso un solo documento a conferma delle ipotesi dei fratelli Judica Cordiglia, le cui teorie all’epoca ottennero un certo credito anche da parte della Bbc, anche se negli anni successivi sono state messe in discussione dagli storici dell’astronautica.

Ad avvalorare le tesi dei due appassionati, su Focus Storia interviene ora Mario Del Rosario, che nel proprio archivio conserva un’intercettazione che coincide con quella degli Judica del febbraio 1961. «Anch’io ho registrato in modo chiaro quel lamento angoscioso, e come loro mi sono rivolto a un medico perché lo ascoltasse: mi confermò che si trattava di un uomo in agonia».

Lo scetticismo tuttavia rimane. «In alcuni casi potrebbe trattarsi di trasmissioni terra-terra» ipotizza l’esperto di intercettazioni radio Sven Grahn. «Non bisogna dimenticare – dice – che le postazioni antimissile che proteggevano la stazione spaziale di Bajkonur utilizzavano le stesse frequenze dei cosmonauti. Oppure potrebbe trattarsi di trasmissioni da aerei in volo».

[Fonte: Il Messaggero]

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